Il termine mindfulness significa “pienezza mentale” o “presenza mentale“.
È una parola coniata in Occidente, in seguito a varie sperimentazioni in ambito neuroscientifico. Medici e terapeuti hanno constatato l’efficacia della meditazione per attenuare e, in certi casi curare, alcuni disturbi psicologici come l’ansia e la depressione. Con il termine mindfulness si fa quindi riferimento all’unione tra meditazione, psicologia e neuroscienze.
Il Dott. John Kabat-Zinn, professore presso il Dipartimento di medicina preventiva e comportamentale dell’Università del Massachusetts, negli anni 80 è stato il primo ad aver portato la meditazione in ambito medico e scientifico sviluppando il famoso programma di riduzione dello stress basato sulla consapevolezza (MBSR).
È scientificamente dimostrato che la meditazione agisce sulla neuroplasticità cerebrale e sulla produzione di endorfine,
innalzando la felicità e il benessere psicologico.
Quando parliamo di piena consapevolezza ci riferiamo a uno stato di coscienza
ottenuto focalizzando l’attenzione al momento presente in maniera gentile e inclusiva, senza giudizio.
I benefici sono numerosi e si evidenziano già dopo poche settimane di pratica quotidiana,
anche di solo pochi minuti, a patto che sia costante e ripetuta.
La visione della psicologia immaginale conferisce a questa pratica uno spessore sacro a-religioso, cioè trasversale a qualsiasi religione o ateismo, donandoti le chiavi per trovare un senso all’esistenza e viverla nella fede, nell’amore e nella gioia. Colloca la pratica meditativa in uno scenario immaginale occidentale, avvicinandola dunque alla nostra cultura originaria.
Se la mindfulness è l’integrazione della meditazione con la psicologia e le neuroscienze, la mindfulness immaginale è la meditazione che incontra la psicologia immaginale, ovvero quell’approccio psicologico avviato in Occidente da C.G. Jung (con la psicologia analitica) e poi rielaborato dallo psicoanalista e filosofo statunitense James Hillman (con la psicologia archetipica).
Ho appreso questo approccio direttamente da Selene Calloni Williams, che unisce la tradizione della meditazione vipassana del Buddhismo Theravada con la grande visione del “Fare anima” di James Hillman e la tradizione immaginale occidentale.

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